Slow Living: il richiamo alla calma in un mondo frenetico

Slow Living: il richiamo alla calma in un mondo frenetico

Claudia Palumbo -Viviamo in un’epoca che ci insegna che la velocità è una virtù: veloce è meglio. Qualunque cosa desideriamo cerchiamo di ottenerla nel più breve tempo possibile e, nel più breve tempo possibile, desideriamo sempre più cose. La capacità di poter accelerare molti processi della vita sembra essere una benedizione: riusciamo vivere in modo più produttivo ed efficiente, facendo sempre di più e nel minor tempo possibile. Questo ritmo frenetico e capitalistico della vita promuove un’accumulazione continua di beni e una crescita economica incessante, spingendo gli individui ad essere costantemente
produttivi e a perseguire obiettivi materiali sempre nuovi. La velocità diventa, così, una necessità che aiuta le persone a rimanere “individui competitivi” sul mercato della vita.
In questo contesto, il tempo si trasforma in una risorsa preziosa e da ottimizzare, un grosso un fiume in piena, che scorre impetuoso, spingendo le persone a vivere in un perenne stato di urgenza e a adottare uno stile di vita che valorizza la quantità sulla qualità.
Se provassimo a fermarci per un attimo, a mettere in pausa la frenesia che ci circonda, a silenziare il rumore del respiro affannato di coloro che vorticano nel circolo di una corsa perenne, quello che sentiremmo sarebbe il dolce suono della calma. Sempre più persone negli ultimi anni lo stanno conoscendo o riconoscendo e si avvicinano sempre di più a quel lifestyle che viene definito “slow living” (o “vita lenta”). Questo avvicinamento alla calma, quindi, non rappresenta altro che una reazione alla frenesia, ai ritmi serrati e al costante bombardamento di stimoli della vita moderna.
Una grossa spinta verso questa direzione è stata data senza dubbio dal Covid: il mondo intero, di punto in bianco e obbligatoriamente, era costretto a fermarsi. Da lì, il principio della lentezza ha cominciato a permeare in vari aspetti della vita quotidiana, trasformandosi in un vero e proprio stile di vita che abbraccia una maggiore consapevolezza e una qualità superiore della vita. Non è un caso se, proprio durante il lockdown del 2020, Gianvito Fanelli, giovane editor freelance pugliese, crea «Vita lenta, un
progetto artistico che promuove uno stile di vita più lento». Il progetto di Fanelli prende vita attraverso una pagina Instagram ( vita________lenta ) che oggi conta quasi settecentomila seguaci, cioè settecentomila individui che sentono l’esigenza di esplorare e comunicare un’alternativa alla frenesia della vita di tutti i giorni. I post che vengono pubblicati ogni giorno su questo profilo, infatti, celebrano scene di vita quotidiana con protagonisti ritratti in momenti di calma e semplicità (durante la lettura di un libro o di un giornale all’ombra di un albero, durante una chiacchierata tra amici in piazza o durante una passeggiata al tramonto con la propria anima gemella), in degli ambienti e luoghi rurali o piccoli e tranquilli centri urbani e borghi. Tutto questo amplifica una narrazione visiva che esalta la lentezza del vivere il presente.
Tuttavia, risulta importante chiedersi se questo stile di vita rappresenti una realtà
per pochi o se sia solo un’idealizzazione per molti. Per la maggior parte delle persone,
infatti, la vita lenta è un lusso che non ci si può permettere: «Working 9 to 5, what a way
to make a living» ironizzava Dolly Parton, rendendo chiaro che, in moltissimi casi,
guadagnarsi da vivere rende lo slow living un obiettivo allettante, ma difficile da
raggiungere, se non impossibile.
Nonostante ciò, il movimento dello slow living continua a guadagnare terreno
perché risponde a un bisogno fondamentale: quello di riconnettersi con se stessi. Quello
della vita lenta rappresenta un’aspirazione collettiva verso un’esistenza più equilibrata e
consapevole. Anche se, come detto in precedenza, è fondamentale riconoscere che non è
universalmente praticabile, lo slow living offre l’approccio ad una prospettiva affascinante
che, solo attraverso l’adozione di piccoli momenti di lentezza nella routine quotidiana,
può contribuire a migliorare significativamente la qualità della vita.


*Dottorato in Studi linguistici, terminologici e interculturali – Università degli Studi di
Napoli “Parthenope”

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