Una parola al mese. Movida, viaggio lessiculturale di un ispanismo

Una parola al mese. Movida, viaggio lessiculturale di un ispanismo

Francesca Panajo* – Nella narrazione dello spazio spagnolo dei primi anni Ottanta, periodo, questo, noto
come Transición per riferirsi alla svolta politica e sociale del paese dall’immobilismo del regime franchista che aveva caratterizzato i decenni precedenti, il fenomeno culturale e identitario della movida ben rappresenta l’arrivo della democrazia nella Spagna postfranchista e, più nello specifico, nella capitale del regime dittatoriale, Madrid. Il termine, la cui natura etimologica risiede nell’incorporazione del suffisso -ida alla base verbale latina movēre, rappresenta un caso singolare di parola che, partendo da una base
morfologica comune – secondo lo schema produttivo che genera nomi d’azione come comida o salida – acquista un valore simbolico transnazionale. Il deverbale, infatti, se calato nel clima di contraddizioni politiche e ideologiche che caratterizzarono il discorso spagnolo degli ultimi anni ‘70 e primi anni ’80 del secolo scorso, può essere letto come un “significante flessibile” (Jorge 2009), non connotato semanticamente, ma funzionale ai diversi tipi di discorsi, politici, ideologici e artistici, cui ha dato origine. E per avere un’idea della sua versatilità basta dare uno sguardo ai diversi valori registrati nel DRAE,
in cui movida, oltre che indicare un semplice atto del muovere, si carica di sfumature colloquiali: una faccenda complicata, un imbroglio, un intrigo, o ancora, un’azione immorale e subdola, nella variante messicana.
La svolta lessiculturale si colloca però all’inizio degli anni Ottanta, quando con l’espressione la Movida madrileña la stampa, e in particolare la rivista La luna de Madrid, battezza il fermento artistico e controculturale che inizia a manifestarsi spontaneamente tra le strade di Madrid attraverso la musica, il cinema underground e le arti visive. In questa accezione, il termine allora perde il valore descrittivo generico per trasformarsi in etichetta identitaria di una stagione storica, la cui entrata nel museo della cultura nazionale porta, come ha sottolineato Nichols (2009), alla “patrimonializzazione” della
Movida e, da qui, alla trasformazione in mito fondativo della Spagna democratica. Al contempo, il termine si diffonde anche oltre i confini spagnoli. Secondo il vocabolario Treccani, la circolazione interlinguistica dell’ispanismo movida viene registrata per la prima volta nel 1990 quando venne utilizzato, oltre che nel significato proprio, per riferirsi anche all’ambiente movimentato tipico della vita notturna, sganciandosi
semanticamente dalla sfera politica spagnola. È però con l’avvento del Covid-19 che il processo di esportazione semantica ha finito per interessare qualsiasi comportamento pericoloso per l’ordine pubblico, venendo a coincidere con il rischio di ‘assembramento’. Ci si chiede, allora, se l’elemento culturale spagnolo non sia diventato metafora italiana di
un conflitto politico-linguistico.

*Dottorato in Studi linguistici, terminologici e interculturali – Università degli Studi di
Napoli “Parthenope”

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Maria Giovanna Petrillo
Maria Giovanna Petrillo 78 posts

Magi Petrillo alias Maria Giovanna Petrillo è professore Associato in Letteratura Francese e giornalista pubblicista. Incardinata presso il Dipartimento di Studi Economici e Giuridici dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Insegna “Abilità Linguistiche in Lingua Francese” e “Civiltà Francofone. Dal 2021 coordina il Collegio Docenti del Dottorato di ricerca in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche. Formatrice CLIL/EMILE. I suoi campi di ricerca riguardano la letteratura francese e francofona dal XIX secolo all’estremo contemporaneo; alcuni lavori indagano la polarità tra giornalismo, cinema e letteratura.

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