Uri Aran a Napoli, al Madre la retrospettiva Untitled (I love you)
Redazione – Sarà inaugurata oggi alle 18, al museo Madre di Napoli, “Untitled (I love you)”, la prima grande retrospettiva in un’istituzione italiana dedicata all’artista statunitense Uri Aran, nato a Gerusalemme nel 1977 e oggi attivo a New York. La mostra, curata dalla direttrice Eva Fabbris, resterà visitabile fino al 18 maggio e ha riunito oltre 170 opere distribuite su circa 800 metri quadrati, tra lavori storici, prestiti internazionali e nuove produzioni pensate appositamente per gli spazi del museo.
Il percorso espositivo ha ripercorso oltre vent’anni di attività di Aran, dagli esordi nei primi anni Duemila fino ai lavori più recenti. Il titolo della mostra ha richiamato uno dei suoi primi video, diventato nel tempo un’opera simbolica della sua poetica. L’intero progetto si è configurato come un ambiente unitario e immersivo, in cui sculture, installazioni, video, disegni e suoni hanno dialogato tra loro, invitando il visitatore a costruire un proprio itinerario interpretativo.
Al centro della ricerca di Aran si è collocata una riflessione sul linguaggio e sui processi attraverso cui si produce significato. Parole, oggetti e immagini sono stati trattati come elementi di un vocabolario aperto, in cui il senso è emerso dalla relazione tra le parti. L’artista ha lavorato spesso con materiali comuni – scrivanie, strumenti d’ufficio, oggetti quotidiani – riorganizzati secondo schemi che hanno richiamato procedure amministrative e gesti ripetitivi come misurare, classificare, ordinare. In questi dispositivi solo apparentemente freddi è affiorata una dimensione emotiva, capace di mettere in luce la componente umana nascosta dietro ogni sistema.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla parola scritta e alla forma delle lettere, esplorate nelle loro potenzialità ma anche nei loro limiti. Attraverso ripetizioni, citazioni e spostamenti di senso, Aran ha mostrato quanto sia fragile il rapporto tra segno e significato. Nei video ha utilizzato strumenti come la voce fuori campo e il montaggio, rendendone evidenti i meccanismi e il potere narrativo.
Un elemento ricorrente è stato l’uso di fotografie in formato fototessera, tradizionalmente associate all’identità ufficiale. Nelle opere di Aran questi ritratti sono apparsi privi di informazioni biografiche, lasciando lo spettatore sospeso tra riconoscimento e dubbio. Un modo per interrogare il concetto stesso di identità, anche alla luce dell’esperienza personale dell’artista, segnata dal trasferimento e dalla vita tra contesti culturali differenti.
La mostra è accompagnata da un catalogo e da un programma pubblico che ha coinvolto curatori e artisti internazionali in dialogo con il lavoro di Aran. Sono state previste inoltre attività didattiche per bambini, dedicate alla scoperta di come oggetti, parole e gesti possano essere organizzati e trasformati, oltre a visite guidate per adulti, tra cui un appuntamento speciale condotto dalla direttrice del museo.
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