Vezzoli e le sue Lacrime di coccodrillo al Maschio Angioino
Tiziana Barrella – Tra le mura possenti del Maschio Angioino, nei suoi sotterranei carichi di storia e leggenda, vive oggi un’opera d’arte che unisce suggestione, ricordo e contemporaneità. Si tratta di “Lacrime di coccodrillo”, la scultura realizzata da Francesco Vezzoli, collocata proprio all’interno delle antiche prigioni del castello. Le prigioni, situate nello spazio sottostante alla Cappella Palatina, sono suddivise in due ambienti: la cosiddetta “fossa del miglio”, meglio conosciuta come “fossa del coccodrillo”, e la “prigione della congiura dei Baroni”. La leggenda vuole che nelle viscere della fossa sia vissuto davvero un coccodrillo, la cui presenza alimentava il terrore tra i prigionieri. Sebbene durante i restauri non siano stati ritrovati scheletri umani riconducibili a tali racconti, il mito permane e continua ad affascinare.
È proprio all’ingresso di questi ambienti, immediatamente dopo la lunga scalinata che conduce alle prigioni, che si incontra il grande rettile scolpito da Vezzoli. La sua opera, immersa in un’atmosfera quasi sacrale e fotografata da Ignoto, dialoga con i resti umani di alcuni baroni imprigionati secoli fa, oggi ancora conservati in questi luoghi.
“Lacrime di coccodrillo” non è solo un omaggio alla storia e alle leggende del castello, ma anche una riflessione sulla memoria e sul destino di chi, un tempo, varcava queste oscure soglie. Un’opera capace di emozionare, tra mito e realtà, nel cuore più segreto e suggestivo del Maschio Angioino. L’opera è visitabile tutti i giorni fino alkle 17.30
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