Voce e comunicazione: a Caserta laboratorio con Michele Lettera
Tiziana Barrella – Il prossimo 12 giugno a Caserta l’Osservatorio Giuridico Italiano, in collaborazione con Antropologicamente APS, propone un nuovo percorso di esplorazione della lingua italiana con l’obiettivo di rendere i propri associati sempre più efficaci e competitivi rispetto alle richieste del mercato contemporaneo. La comunicazione infatti, non è solo contenuto ma anche forma, suono e presenza vocale; la dizione, disciplina fondamentale per chi utilizza la parola come strumento professionale, diventa una componente importante per ottenere ottimi risultati comunicativi. Insegnante d’eccezione Michele Lettera, famoso doppiatore italiano, attore, voce di numerosi documentari, pubblicità.
La dizione nasce come pratica codificata tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, in parallelo con la necessità di unificare linguisticamente l’Italia post-unitaria, trovando poi pieno sviluppo nel teatro e successivamente nel cinema e nella radio. È proprio con l’avvento del doppiaggio, soprattutto a partire dagli anni Trenta, che la dizione assume un ruolo centrale, trasformandosi in una vera e propria tecnica artistica e professionale. Il doppiatore diventa così non solo un interprete ma un mediatore linguistico e culturale, capace di restituire emozioni attraverso una lingua italiana considerata “ideale”, priva di inflessioni regionali, uniforme e perfettamente comprensibile su tutto il territorio nazionale. Questa lingua standardizzata rappresenta il risultato di un addestramento rigoroso che punta alla massima chiarezza fonetica e alla precisione articolatoria, distinguendosi nettamente dall’italiano quotidiano, inevitabilmente influenzato da accenti locali e varianti dialettali. La voce, in questo scenario, assume un valore centrale, diventando un vero e proprio strumento musicale. Ogni voce umana è unica, determinata da caratteristiche anatomiche come la forma delle corde vocali, la cavità orale e le risonanze corporee, ma anche da fattori psicologici ed emotivi. La musicalità della voce non è un concetto astratto ma ha basi scientifiche precise: la voce produce frequenze sonore misurabili in Hertz, generalmente comprese tra circa 85 e 255 Hz nel parlato, a cui si aggiungono armoniche che contribuiscono al timbro. Una voce ben impostata tende a utilizzare frequenze equilibrate e stabili, evitando eccessi che possono risultare striduli, squillanti o lamentosi. Quando la voce è calma e radicata, sostenuta da una corretta respirazione diaframmatica, si crea una vibrazione più profonda e armonica che viene percepita dall’ascoltatore come piacevole e autorevole. Dal punto di vista scientifico, questo fenomeno è legato alla capacità del sistema nervoso di reagire alle frequenze sonore: toni troppo acuti o irregolari possono generare tensione o fastidio, mentre frequenze più basse e modulazioni fluide favoriscono una sensazione di sicurezza e fiducia. Inoltre, una corretta articolazione delle parole migliora la comprensione cognitiva del messaggio, riducendo lo sforzo di elaborazione da parte dell’ascoltatore e aumentando l’efficacia comunicativa. La scuola di dizione, quindi, non si limita a insegnare “come si pronuncia”, ma educa all’ascolto, al controllo del respiro, alla gestione delle pause e al ritmo del discorso, trasformando la voce in uno strumento consapevole. In ambito professionale, questo significa essere in grado di trasmettere contenuti in modo chiaro, autorevole e coinvolgente, qualità sempre più richieste in un mercato competitivo. La voce, infatti, è una delle prime forme di contatto tra individui, ancora prima del significato delle parole: il timbro, l’intonazione e la scansione veicolano informazioni emotive e relazionali che influenzano profondamente la percezione dell’interlocutore. In definitiva, la dizione rappresenta un ponte tra tecnica e identità, tra standardizzazione e personalità, e la sua padronanza consente di valorizzare la propria voce non solo come mezzo di comunicazione ma come autentico strumento espressivo e professionale
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