Anglicismi: bail-in. Cosa significa e come funziona

Anglicismi: bail-in. Cosa significa e come funziona

(Antonio Taglialatela) – Un temibile spettro si aggira da qualche tempo tra le righe della documentazione e delle normative bancarie italiane: è il “bail-in”.

Entrato in vigore a partire dal 1 gennaio 2016 con l’emanazione della direttiva europea BRRD (Bank Recovery and ResolutionDirectivedirettiva 2014/59/UE), questo recente anglicismo sta a indicare una nuova modalità di salvataggio delle banche, un quadro di risanamento e risoluzione per gli enti creditizi e le imprese di investimento. Banca d’Italia definisce il bail-in come “uno strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre, al ricorrere delle condizioni di risoluzione, la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a ripristinare un’adeguata capitalizzazione e a mantenere la fiducia del mercato”.

Dunque, non più un salvataggio esterno prevalentemente pubblico, indicato dal suo antonimo “bail-out”, pratica, tra l’altro, messa in atto a più riprese durante l’eurocrisi 2008-2010, bensì un salvataggio dall’interno da attuare tramite le risorse dell’istituto qualora si presentasse una situazione di dissesto. Per “risorse” si intende che se una banca entrasse in crisi, e laddove tutte le modalità di mercato per “salvarla” fossero state vane, a rimpinguare i conti dovrebbero essere prima gli azionisti della banca (che in tal modo vedrebbero azzerare il loro investimento), poi gli obbligazionisti subordinati. Se ciò non bastasse a rimediare, verrebbero colpiti anche gli obbligazionisti senior, e solo alla fine i correntisti con oltre 100 mila euro di depositi.

Nel nostro Paese, il bail-in è progressivamente diventato un tema di rilievo e un problema per molti commentatori e politici dopo che il Governo Renzi ha applicato alcune delle prescrizioni della direttiva BRRD all’interno del decreto governativo detto “Salvabanche” con il quale ha autorizzato il salvataggio di quattro istituti di credito: Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara.

Bail-in è un termine all’apparenza innocuo, tuttavia nasconde rischi che molti hanno tentato di minimizzare. Un termine che è andato affermandosi prepotentemente nel vocabolario quotidiano degli italiani a causa dei fallimenti delle banche suddette e della perdita dei risparmi da parte degli investitori. Una rivoluzione per l’Italia così come per l’Europa! L’espressione significa “garanzia interna” ed è il contrario di bail-out, “garanzia esterna” (non si tratta di una traduzione letterale, ma economica). Il termine potrebbe essere tradotto per grandi linee anche con “salvataggio interno” o, più comunemente e iconicamente, con “prelievo forzoso” [per approfondimenti su significato ed etimologia, si può consultare il seguente link in lingua inglese: http://www.etymonline.com/index.php?allowed_in_frame=0&search=bail].

Il prelievo forzoso non rappresenta, infatti, una novità per il nostro Paese. Già nel 1992, su iniziativa del Governo Amato (spinto da una situazione economica non proprio facile), venne prelevato lo 0,6% dai conti correnti degli italiani che avevano depositato in banca più di dieci milioni di lire. Nel 2013 ai ciprioti andò anche peggio, in quanto esso raggiunse il 30% di quanto risparmiato dai cittadini.

Ad ogni modo, mentre il termine bail-out è oramai talmente radicato da risultare un comune lemma del Dizionario Treccani di Economia e Finanza, la voce bail-in è comparsa fra i neologismi dello stesso dizionario nel marzo 2013, proprio alla luce dei fatti verificatisi a Cipro.

È poi alquanto singolare che la banca dati europea di terminologia IATE tenda a non proporre una traduzione italiana dell’anglicismo, come di seguito riportato:

 

Istituti finanziari e di credito, FINANZE [Council]

 

EN

bail-in

IT

bail-in

 

La domanda è perché non parlare semplicemente di “salvataggio bancario interno”? Pare quasi evidente la tendenza di voler rendere opaco ciò che opaco non dovrebbe essere, in particolar modo se relativo alla vita quotidiana dei cittadini.

Antonio Taglialatela – Dottorato di Ricerca in “Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche”

Università di Napoli “Parthenope”

Email: antonio.taglialatela@uniparthenope.it

Pagina personale: https://uniparthenope.academia.edu/AntonioTaglialatela

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Maria Beatrice Crisci
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Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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