Al NapoliModaDesign l’architetto casertano Guarriello

Al NapoliModaDesign l’architetto casertano Guarriello

(Antonella Guarino) Si conclude il 23 maggio alle 18,00 in via Chiatamone a Napoli presso il noto showroom NABI, il “NapoliModaDesign”, la riuscitissima kermesse partenopea. ideata e curata dall’architetto Maurizio Martiniello e realizzata con il patrocinio del Comune di Napoli, l’Assessorato alla Cultura, l’Unione Industriali, l’Ordine degli Architetti di Napoli e l’ADI.

Così, il progetto, volto alla valorizzazione dei comparti moda e design, ha vivacizzato il “Chiaia District” attraverso un percorso urbano di esposizioni, installazioni, mostre ed happening.

Tra le molte ed interessanti opere una menzione speciale merita l’ultima creazione del poliedrico architetto e designer casertano Alberto Guarriello, classe 1968, cofondatore dello studio “Dueminimo”, insignito di diversi premi nazionali e internazionali quale, tra gli altri, il Premio del Concorso internazionale di design – “Design Mediterraneo”, Barcellona, 2011, con un illustre passato di scenografo nonché stimato relatore negli ultimi convegni Assiterm, l’associazione italiana per la terminologia.

E proprio a lui chiediamo qual é il ruolo del Designer, oggi, nel terzo millennio.

Il campo del Design, Interior Design e Product Design è estremamente complesso. Oggi il design è globalizzato nel senso che è presente in ogni aspetto della nostra vita, deve rispondere a una domanda molto estesa del mercato industriale. Il fare progettuale si evolve relativamente alle nuove condizioni socio-economiche.

Nel 2001 riceve il premio Girulà, per la migliore scenografia per lo spettacolo “Pinocchio”, con Toni Servillo ed altri nomi noti. Precedentemente, nel 1999 costituisce con attori e tecnici, la cooperativa “Onorevole Teatro Casertano in qualità di scenografo. Ci spiega questo forte legame con il teatro?

Il legame con il teatro nasce dalla volontà di un gruppo di attori locali di coinvolgermi nell’organizzazione di eventi culturali a Caserta. Il mio ruolo si inseriva tra quello dello scenografo e dell’architetto. Nel 1992, e per anni a seguire, mi sono occupato dell’allestimento di varie rassegne teatrali e organizzato corsi di scenotecnica nell’ambito del laboratorio teatrale. Nel 1999, ho costituito con attori e tecnici, l’Onorevole Teatro Casertano”.  L’Ente Teatrale Italiano ci affida, tra il 2000 e il 2002, la gestione di uno dei teatri più importanti della Campania, il “Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere” di cui ho curato un parziale recupero. Abbiamo riaperto il Teatro e gestito per tre anni, riportandolo alla sua funzione principale attraverso un progetto chiamato “Sempre aperto Teatro Garibaldi”. Il Teatro era aperto dalla mattina fino a tarda sera ed era diventato un luogo di ritrovo. Avevamo creato un vero e proprio laboratorio teatrale in cui i ragazzi potevano fare esperienza ed entrare in contatto con importanti Compagnie teatrali. Il Comune poi decise di restaurarlo coinvolgendomi nell’opera di restauro. 

 

Che cosa ama di questa professione?

La mia soddisfazione più grande si realizza quando il risultato del mio lavoro, oltre a rispondere in modo adeguato alla funzione per cui è stato ideato, riesce a trasferire e far vivere quelle sensazioni pensate in fase progettuale.

 

I suoi “moduli instabili”, chiamati “Cuneo”, sono la sua ultima creazione?

Non proprio l’ultima. Sono partito da un elemento la cui forma in assoluto lo rende instabile ma connesso  ad altri elementi identici diventa stabile. Ciò che amo di questo oggetto è che si può partire da un elemento base ripetibile “n” volte scegliendo di realizzare una seduta o un tavolino infinito. I “moduli Cuneo”, possono essere laccati, in legno o alternati operando delle scelte cromatiche.

 

Ritiene che oggi il design sia inflazionato?

Non credo sia inflazionato, vi sono oggi spunti interessanti soprattutto se si considerano le diverse tipologie di design, da quello propositivo, estremo a quello concettuale, cioè che risponde ad esigenze di pensiero. Inoltre, si assottiglia sempre più il divario tra design e arte. Ad esempio all’interno della kermesse “NapoliModaDesign”, il 23 maggio, esporrò un progetto che ho chiamato “superfetazione”. Il risultato è un oggetto che mostra con chiarezza i vari processi lavorativi che ha subìto il materiale utilizzato per la sua realizzazione; le tracce lasciate dagli utensili sono diventati gli elementi caratteristici delle superfici che lo delimitano. La superfetazione è “tutto ciò che viene aggiunto” senza regole o progettualità, volumi e superfici di cui l’oggetto vorrebbe liberarsi per ritornare alla purezza della sua forma originaria.

 

Pone attenzione alla qualità dei materiali, alla sostenibilità?  

 Il Designer deve tener conto dell’evoluzione che riflette il cambiamento socioeconomico del pianeta e parteciparne attivamente. Durante la fase progettualeindago sempre sull’origine del materiale che sto per utilizzare. L’idea di sostenibilità come paradigma culturale è alla base di tutto e rispettare la natura come fonte di integrità dovrebbe essere una scelta etica ed ambientale.

 

Quanto è importante l’ambiente in cui deve progettare o inserire alcuni dei suoi lavori?

È in primo luogo il contesto a determinare se un progetto architettonico funziona per quel determinato posto e in quella determinata situazione. Per avere successo, il concetto di un progetto architettonico deve basarsi su una serie di osservazioni relative al suo contesto.

 

Ritiene che esista un’estetica dell’architettura “a budget ridotto”? In qualità di architetto/designer, la sua missione consiste nel trovare una bella soluzione alle richieste del cliente?

Un progetto a “budget ridotto” è un’esigenza spesso espressa ma non la definirei un vincolo in senso negativo.  Se si riesce a realizzare un buon prodotto nonostante alcune limitazioni, le soddisfazioni sono duplicate. Budget ridotto non significa attività progettuale ridotta e quindi che il progettista lavora di meno. La ricerca del materiale adeguato potrebbe risultare più impegnativa così come anche la fase creativa.

 

Come nasce il nome del suo sito “dueminimo”?

Due è il numero minimo di persone necessario affinchè si instaurino delle relazioni, ci sia un confronto che è alla base della nascita e di una corretta evoluzione di un progetto. “Dueminimo” è un progetto ideato da me e dall’Architetto Paola Geirola che ha come scopo quello di creare e realizzare oggetti e sistemi di design frutto di una stretta collaborazione ed interazione con maestri artigiani altamente specializzati.

 

Perché affidarsi ad un architetto?

 Il ruolo dell’architetto è principalmente quello di accompagnare il committente nelle sue scelte. Spesso un cliente ha delle idee ma non ha un ordine ben preciso. Parto da un’attività preliminare, a cui seguono diversi incontri, in cui cerco di carpire le necessità espresse ma anche quelle nascoste che il cliente stesso non aveva valutato.

 

Come definirebbe la sua filosofia progettuale?


A me interessa andare al nocciolo della questione: capire l’esigenza e rispondere in maniera puntuale.

 

Quali sono i suoi ultimi lavori?

Mi occupo da sempre della progettazione e ristrutturazione di abitazioni e di locali commerciali. A Napoli per esempio abbiamo curato l’allestimento dei negozi Deliberti uomo e donna, Olympus, Orma, Etienne, D’Aria, Nida uomo, dello showroom Uptown distributore in Campania, dei più importanti brand di abbigliamento….

 

Ci spiega il concetto dell’autoproduzione?

Con l’autoproduzione il designer si immerge in un’esperienza totalizzante facendosi carico di tutte le problematiche riguardanti l’elaborazione di un’idea valida e la sua realizzazione fino alla commercializzazione. La libertà di esprimere il proprio punto di vista, la propria lettura della realtà, il desiderio di condizionare, risolvere, emozionare il nostro vivere quotidiano. Un’ esperienza fatta di relazioni e interazioni che si instaurano tra il designer e coloro che si occuperanno della realizzazione. Quello che si crea è un flusso continuo di nozioni e saperi che si trasferiscono, si accorpano, si scontrano, si intrecciano continuamente tra le figure che contribuiscono al risultato finale.

 

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Maria Beatrice Crisci
Maria Beatrice Crisci 7483 posts

Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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