Al “Teatro del Porto” Massimo Ranieri è Raffaele Viviani
(Claudio Sacco) – Il “Teatro del Porto” è un luogo reale e irreale dove incontrare la grande produzione di Raffaele Viviani. Nello spettacolo sono suoi i versi, la prosa e la musica. La costruzione di questa macchina teatrale è del grande regista Maurizio Scaparro. Mattatore sulla scena Massimo Ranieri. L’appuntamento è al Teatro Comunale “Costantino Parravano” di Caserta da venerdì 27 a domenica 29 gennaio.


In una nota diffusa alla stampa si legge: “Dopo il successo di Viviani Varietà, Massimo Ranieri e Maurizio Scaparro affrontano ancora una volta il grande drammaturgo Raffaele Viviani. Con questo spettacolo si è voluto rendere omaggio all’opera del grande drammaturgo con le sue poesie, parole e musiche. La Napoli che viene portata in scena è la stessa cui, già cent’anni fa, Viviani guardava con amore e ironia, descrivendola con crudo realismo e squisita sintesi di linguaggio. A essere rappresentata è la teatralità degli emigranti, degli zingari, dei pescatori, dei guappi, dei gagà, delle cocotte, delle prostitute, insomma il mondo della strada, ovvero quel mondo che per primo e più fortemente colpì la fantasia dell’artista. Una gran folla di personaggi e di figure, veri e propri blocchi umani e sociali, popolano le sue opere; Viviani analizza ed esprime questo mondo dal di dentro, realizzando una serie di ritratti di sconvolgente evidenza drammatica poiché sono uomini e donne «comuni» che non nascondono nulla e rivelano fino in fondo la tragica verità della loro esistenza. Un motivo di costante ispirazione è l’emigrazione, la sorte nera degli esuli. Gli emigranti! Questi personaggi, che hanno riempito delle loro penose vicende di fatiche e di dolore decenni della storia d’Italia, entrano realisticamente nella letteratura popolare grazie al contributo di questo grande poeta e commediografo napoletano. I contadini, gli artigiani, gli operai, sradicati dal loro ambiente naturale, costretti ad espatriare, lo fanno con dolore e angoscia, avendo piena coscienza che se le cose andassero in maniera giusta, essi troverebbero da vivere nel loro Paese, non si venderebbero come schiavi in terre sconosciute e infide, sfruttati da padroni spietati”.
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