Il cielo sopra l’Aperia, il gran ritorno di Ezio Bosso alla Reggia
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Sotto la vigorosa guida di Ezio Bosso l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno ha eseguito le due “Danze ungheresi” di Johannes Brahms, la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák e il Boléro di Maurice Ravel. Come bis, l’orchestra ha ripetuto la danza ungherese n.5.
Luogo incantato l’Aperia della Reggia, un teatro di verzura che si apre improvviso nella fitta vegetazione del Giardino Inglese. Il suono si alza tra la corona di alberi di alto fusto, è libero, non incontra l’architettura vanvitelliana, come invece avviene nei cortili del palazzo reale, dove si era esibito lo stesso Ezio Bosso due anni fa.
Nel corso del concerto anche il vento non ha emesso un respiro. Le foglie immobili hanno assistito attonite all’esibizione. La percezione della cascata è rimasta tale, solo a ricordare che a due passi da lì Diana continuava a trasformare il povero Atteone in un cervo da dare in pasto ai cani. E i due aerei che hanno fatto capolino sono stati, per rispetto, meno rumorosi del solito, solcando quel pezzo di cielo sull’Aperia senza luna e senza stelle.
Che dire del concerto? Entusiasmante ma al tempo stesso rigoroso. Ezio Bosso affascina il pubblico ma anche l’orchestra, la porta con sé nei suoi viaggi musicali. Lui resta ancorato al podio, ma sempre libero di dialogare con il cielo e di percepire l’armonia dell’universo.
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