Museo civico Gaetano Filangieri. Un altro pezzo d’arte napoletano
(Mario Caldara) – Il 19 novembre è una data importante, che testimonierà ulteriormente quanto Napoli sia un pozzo d’arte senza fondo. Il Museo Civico Gaetano Filangieri ha da poco riaperto al pubblico la Sala Agata, al primo piano, interessata da lavori di restauro, cui si potrà accedere tramite visite guidate, che equivarrà ad accedere a parte della storia della città. Il museo è nato grazie alla lungimiranza di un uomo, che in quel posto ci aveva visto più di qualche muro. Gaetano Filangieri, l’uomo in questione, da cui il museo ha preso il nome, ci vide un’opportunità, un luogo in cui la cultura poteva essere padrona di casa. Il Museo, a dire il vero, in quanto edificio, già per la sola ubicazione, è rappresentazione di cultura e storia. Ha sede, infatti, nel quattrocentesco palazzo Como, costruito tra il 1464 ed il 1490 dal ricco mercante Angelo Como nelle forme del Rinascimento fiorentino su disegno di Giuliano da Maiano – su quest’ultimo dato non vi è certezza assoluta. Ma a parte l’ubicazione, a parte la struttura, è il contenuto del museo a essere il frutto della “visione” di Filangieri. Del palazzo Como, quando il Principe di Satriano propose al consiglio comunale di raccogliere lì la sua collezione d’arte, rimanevano la facciata di bugnato e le mura laterali. La proposta del principe allettò fin da subito il municipio: istituire un museo civico era una necessità tanto legata alla salvaguardia della struttura, tanto culturale. Dopo i lavori, durati circa cinque anni, quello che ne venne fuori fu una sorta di studio privato, in cui Filangieri vi raccolse tutte le sue varie e pregevoli collezioni d’arte, numismatiche, la biblioteca e l’archivio. Tali collezioni furono estese contemporaneamente all’abbellimento della struttura con produzioni artistiche locali e con nuovi progetti ed esperimenti artistici. Tuttavia, quando Filangieri, padre del progetto, morì, fu come se a morire fosse lo stesso museo. Questo, infatti, cadde in un profondo oblio con tutte le opere che conteneva, e, come se non fosse sufficiente, sembrò subire il colpo di grazia in seguito all’incendio scatenatosi nel corso seconda guerra mondiale che distrusse una parte del nucleo originario. Per fortuna, molte opere riuscirono a sopravvivere al disastro e furono soggette a un’operazione di restauro, così come la galleria, che fu riaperta negli anni settanta, per poi essere richiusa negli anni novanta. Insomma, ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure l’amore che Napoli ha verso la propria arte non è mai cambiato. Nonostante tutto, l’arte ha resistito alle intemperie, agli agenti esterni di natura storica che hanno messo a rischio la sua esistenza. La riapertura della Sala Agata al pubblico è un ulteriore segnale di forza. Oggi, la visione di Filangieri può essere considerata rispettata.
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