Tutti i nomi#2, Maria Gagliardi alla Galleria Centometriquadri
Magi Petrillo

Seconda tappa di un programma legato a Jose Saramago, Ciò che il tempo fa cambiare, e non il nome, che non varia mai pone al centro dell’attenzione una figura eccezionale dell’arte il cui tessuto creativo muove dal recupero di un passato nostalgico e fluttuante per farsi catalogo d’un mondo sovra storico, in cui si generano piacevoli interferenze, ponti metafisici che uniscono le cose, che le sottolineano, che le collegano tra loro e le inseriscono in un discorso denso di rimandi al mondo della tecnica e della moda, del disegno industriale e dell’artigianato, della scuola e delle humana
Facendo propria la tecnica dell’estraniamento, il lavoro di Maria Gagliardi si divide a volte in sensazioni sovrapposte, altre si concentra in un unico punto per lasciare spazio a un nome dimenticato, a un volto sbiadito, a pagine isolate dal loro contesto originario – un quaderno di scuola, un libro, un atto notarile, un documento anagrafico, monetine e specchietti, chiavi di antichi cassetti o tiralinee per inchiostro grasso – per concepire una personale filografia dall’unità discorsiva fantastica, data in primis dall’utilizzo del collage: «la mia ricerca mi spinge a rapportarmi sempre diversamente con la tecnica del collage, elaborando e sperimentando nuove soluzioni».
L’artista costruisce per l’occasione dispositivi – la stessa mostra è intesa in sé come un dispositivo – in cui si concentrano oggetti muti, immagini di un passato rannicchiato e che risorge, a fiotti d luce, per irrompere nella coscienza dell’uomo con la speranza di far veder riflesse, tra parole oggetti o volti che non esistono più, qualcosa che ha a che fare con la memoria collettiva.
Con una serie di lavori recenti – tra questi le Macchine fuori tempo (2019), le teche che compongono Il nome dell’anima (2019) e le eleganti installazioni Nonsuono (2019) dove l’artista estroflette la superficie e recupera lo spazio espositivo mediante l’utilizzo di rotoli traforati per organetto – Maria Gagliardi modella, per questa sua prima mostra in galleria, un teatro delle meraviglie in cui lo spettatore è invitato a perdersi, ad assaporare lacerti della memoria, a leggere l’ampio e luminoso spettro di un tempo che torna sulla soglia del presente come archeologia del moderno.
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