Caserta, il Te Deum del vescovo D’Alise è un appello alla città

Il coro del “Te Deum”
– “Tutti noi dobbiamo edificare la città. Noi sappiamo che la città è un dono di Dio. E lì dove c’è il marcio non dobbiamo aver paura di portarlo a galla, ma sempre nel rispetto della dignità degli altri”. Sono le parole del vescovo di Caserta Giovanni D’Alise che rimbombano nel Duomo di Caserta come un monito, un appello a operare bene e per il bene. L’occasione è data dal Te Deum, la messa di fine anno officiata dal capo della Chiesa casertana e che da sempre è un appuntamento immancabile per tantissimi fedeli. Il Duomo è infatti strapieno. In prima fila il sindaco della città Carlo Marino.
Poi il vescovo continua nella sua omelia: “Ringraziamo per avere la Chiesa. Cosa mai potremmo fare senza la Chiesa? Ditemi voi se c’è un altro capo di stato oltre al Papa che parla in determinati ambienti e parla di alcuni valori. Non basta fare l’eucarestia, ma bisogna anche condividere. Non basta battersi il petto e scrollarsi di tutte le responsabilità. Bisogna portare davanti all’altare le difficoltà del Paese e della Chiesa. Dobbiamo metterci all’opera per evitare le rughe. Bell’esempio – sottolinea – che San Paolo ci ha dato riguardo alla Chiesa”. E il vescovo specifica: “La Chiesa ha tante rughe dice San Paolo, però ciascuno di noi è chiamato a togliere almeno una ruga dal volto della Chiesa. In questo momento storico c’è bisogno di grande preghiera per la Chiesa, perchè si ritorni all’unità con il Papa, con i vescovi, soprattutto che i cristiani e i presbiteri, tutta la Chiesa ritorni alla missione che ha, cioè annunciare il Vangelo. Oggi, pochi parlano del Vangelo, anche quelle persone che stanno tutti i giorni in chiesa”. Quindi, il vescovo ha concluso facendo gli auguri di buon anno: “Cerchiamo di togliere almeno una foglia secca dalla città, una ruga dalla chiesa, un difetto della nostra famiglia, raddrizzare una strada all’interno di una coppia e dirsi che ci si vuole bene. Tanti auguri per il nuovo anno. Ma il prossimo anno è un tempo che il signore ci dà ed è come un contenente nel quale dobbiamo mettere il contenuto. Portate avanti le famiglie, perché dall’insieme di queste nasce anche l’aspetto sociale e civile”.
La celebrazione si è conclusa con il coro che ha intonato il Te Deum, antico inno di ringraziamento a Dio per i doni ricevuto in questi dodici mesi.
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