Click di architettura, le foto di Mario Ferrara esposte a Napoli

Click di architettura, le foto di Mario Ferrara esposte a Napoli

Claudio Sacco

– Si inaugura a Palazzo Gravina a Napoli lunedì 8 novembre alle 17 la mostra «Giancarlo De Carlo nel centenario. Villaggio Matteotti». Le fotografie sono di Mario Ferrara. La cura è di Andrea Maglio, professore di storia dell’architettura e direttore del Centro interdipartimentale di ricerca per i Beni Architettonici e ambientali e per la Progettazione Urbana – BAP. La mostra è promossa dal BAP e si inserisce nell’evento coordinato dalla professoressa Gemma Belli, a Palazzo Gravina, sede storica del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. E’ qui che sarà presentato anche il volume «Giancarlo De Carlo nel centenario. Sguardi di nuova generazione». A curarlo i professori Gemma Belli e Fabio Mangone ed edito da LetteraVentidue. Il volume raccoglie i contributi dei ricercatori del Dottorato in Architettura dell’ateneo partenopeo.

Andrea Maglio scrive: «Il centenario della nascita di Giancarlo De Carlo (1919-2005) ha fornito l’occasione di una serie di celebrazioni, studi, riletture e approfondimenti su tutto il territorio nazionale. Tra questi v’è il volume promosso dalla scuola di dottorato in Architettura dell’ateneo fridericiano, che raccoglie contributi di giovani studiosi di discipline differenti e a cui è legata la mostra fotografica di Mario Ferrara. La fortuna storiografica dell’opera di De Carlo non ha ricalcato una traiettoria lineare come converrebbe per il lavoro di chi è meritatamente – suo malgrado – assurto al ruolo di ‘maestro’, ma ha sofferto curiose ‘dimenticanze’, sospette censure e comodi luoghi comuni. La natura anarchica del personaggio, e quindi la sua lontananza dal mainstream culturale e disciplinare dei decenni successivi alla guerra, ha tuttavia reso ancor più interessante e istruttivo il suo lascito. La vocazione ‘libertaria’ di De Carlo, l’attenzione alla partecipazione e l’insistenza su una scala umana dell’architettura rendono oggi più che mai attuale il suo lavoro».

Realizzato a Terni tra il 1969 e il 1975, il Villaggio Matteotti, fornisce una perfetta riprova del metodo con cui De Carlo affronta il progetto, ossia un intenso e difficile percorso fatto di interviste, dibattiti e incontri con gli operai a cui le case sono destinate. Grazie anche alla collaborazione con il sociologo Domenico De Masi, viene così innescato un processo dialogico in cui le ragioni della più aggiornata cultura architettonica sono misurate con le aspettative degli utenti; peraltro non necessariamente i due termini si trovano a confliggere, come dimostrano la richiesta di separare i percorsi pedonali da quelli carrabili e quella di spazi verdi, sia pubblici che privati, poi integrati tra loro e decisivi per il disegno dell’architettura stessa. Attraverso mostre volute dallo stesso De Carlo si cerca di rendere gli operai, ignari delle acquisizioni della cultura architettonica internazionale e soprattutto delle realizzazioni di ambito anglosassone, in grado di maturare proprie riflessioni. Dei cinque blocchi realizzati, quattro formano cortine parallele, con una strada carrabile al centro e due pedonali ai lati, mentre il quinto assume caratteri del tutto differenti. I 240 alloggi sono definiti sulla base di 45 tipologie diverse. Nonostante le critiche pervenute dal mondo politico e dalle autorità religiose che bloccano il proseguimento del Villaggio, il risultato è un unicum a livello nazionale, in cui connettivo urbano e residenza sperimentano una totale permeabilità e in cui emerge quel valore pedagogico dello spazio urbano caro all’architetto. 

A distanza di quasi cinquant’anni dalla sua costruzione, le fotografie di Mario Ferrara documentano la ‘tenuta’ del Villaggio Matteotti e, con un approccio fondato sulla dialettica tra analisi e sintesi, restituiscono la complessità e le identità multiple del progetto di De Carlo. Attraverso un lavoro costruito su tre ‘livelli’, che corrispondono ad un graduale avvicinamento all’oggetto, le vedute d’insieme sono seguite da scatti di maggiore attenzione alla scala architettonica e infine da quelli ‘di dettaglio’. Emergono in tal modo da un lato il rapporto tra abitazioni e attrezzature – come nel caso dell’asilo con il ponte di collegamento obliquo o del ruolo preminente del verde – e dall’altro l’uso degli spazi da parte degli abitanti, in grado di validare il processo partecipativo alla base del progetto – come testimoniano i vasi e il canestro da basket sistemati sul pianerottolo, le scarpe lasciate fuori dell’uscio d’ingresso e l’utilizzo delle terrazze. Le fotografie restituiscono anche la suggestiva combinazione delle geometrie, sottolineando ad esempio i tagli ortogonali mediante vedute frontali e dal basso oppure le direttrici oblique che dinamizzano le schema compositivo. Anche le ombre, sapientemente catturate, contribuiscono alla lettura di queste geometrie, evidenziando aggetti, volumi pieni, salti di quota e squarci negli spazi dei corpi scala. Walter Benjamin sostenne che non bisogna considerare la fotografia in quanto arte, ma l’arte in quanto fotografia, considerando il mezzo fotografico una ‘tecnica di riduzione’ con cui leggere l’opera più facilmente che davanti all’oggetto reale. Il lavoro di Mario Ferrara costituisce in tal senso una mirabile ‘tecnica di riduzione’ del Villaggio Matteotti con immagini eloquenti, evocative e dense di significati».

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Maria Beatrice Crisci
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Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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