La vecchiaia un’età da inventare, il libro-rivelazione di Paglia

La vecchiaia un’età da inventare, il libro-rivelazione di Paglia

Claudio Sacco

– «L’età da inventare» è il titolo del libro di Vincenzo Paglia che sarà presentato domani venerdì 4 febbraio alle 17,30 al Teatro Buon Pastore di Caserta. Con l’autore, ne discutono Lorenzo Calò giornalista e scrittore e Raffaele Cantone procuratore capo di Perugia. Interviene il vescovo di Caserta monsignor Pietro Lagnese. Reading a cura dell’attore Pierluigi Tortora. L’intervento musicale è a cura dell’Isiss Terra di Lavoro. Web tv e interviste a cura dell’Itis Giordani. L’organizzazione dell’evento è a cura di Antonella Serpico e Ulrico Isernia. Il libro è pubblicato per Piemme da Mondadori. Note sul libro. Per alcuni è rassegnato passaggio verso anni di decadimento fisico, inoperosità forzata e solitudine. Per altri una lontana minaccia da sfuggire con l’aiuto di pratiche salutistiche e attività appaganti. Comunque la si viva, la vecchiaia spesso fa paura o porta con sé la malinconia del tramonto. Eppure è diventata un tempo importante dell’esistenza, ben più lungo di quanto era fino a pochi decenni fa, e si presenta, in mancanza di modelli, come un’età da inventare. Vincenzo Paglia, che da anni studia e si occupa delle esperienze e dei bisogni delle persone anziane, propone in queste pagine una visione penetrante e innovativa della vecchiaia. Un periodo libero dalla tirannia della produttività e disponibile per edificare legami, momenti di ascolto delle proprie domande e di quelle degli altri. Anni scanditi non più dal calendario degli impegni ma dal tempo degli affetti, della riflessione, del contributo offerto alla comunità. I vecchi insegnano la bellezza di trasmettere e prendersi cura della vita e quando, col corpo indebolito e la mente confusa, diventano faticosi e difficili da amare, ci ricordano che la fragilità è una condizione comune a tutti e l’autosufficienza una sciocca illusione. Questa consapevolezza della dipendenza come radicale bisogno umano è il grande dono della vecchiaia alle generazioni più giovani. Ed è, al tempo stesso, l’orizzonte spirituale che permette di dare senso al ciclo della vita, di proiettare le proprie speranze nel futuro di cui si sono gettati i semi e, infine, di sentire la vecchiaia stessa come un compimento, una destinazione verso l’Eterno.

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