Twittar non nuoce!
(Alessandra Della Penna*) – Che la lingua italiana si “arricchisca” dall’inglese è ormai un dato ufficiale, come d’altra parte il latino volgare aveva fatto a suo tempo con il greco antico. Ci si appoggia ad altre lingue per completarsi e ricalcarne gli elementi lessicali non deve essere inteso come un impoverimento culturale, bensì come una forma di aggiornamento talvolta indispensabile. Ma, accanto a questo processo ben consolidato, ne esistono degli altri che regolano la formazione di nuove parole. Di frequente, i neologismi nascono dall’adattamento di termini preesistenti, molto spesso stranieri, rielaborati e attualizzati nella lingua che li accoglie, attraverso procedimenti linguistici che, il più delle volte, rispondono con esattezza alle leggi che la regolano.
Oggi più che mai le abitudini sociali sono in costante trasformazione e con loro anche la lingua, da sempre specchio della società; una società, la nostra, ormai piegata al potere dei cosiddetti “social network”, i quali negli ultimi anni hanno del tutto stravolto i parametri della comunicazione, producendo sensibili cambiamenti all’interno del sistema linguistico. Da qui, la naturale tendenza della lingua ad arricchirsi soprattutto con parole che riflettono queste nuove realtà “in rete” e che, del resto, devono rispondere alle rinnovate esigenze.
Nel mare di parole nuove provenienti da questa immensa rete sociale virtuale – Facebook, Linkedin, Twitter, Instagram sono solo alcuni dei social network presenti sul web – affiora il verbo twittare, neologismo riconosciuto dall’Accademia della Crusca il cui significato, nella sezione “neologismi” del vocabolario Treccani, è “inviare tweet tramite Twitter”, ovvero pubblicare messaggi istantanei (comunemente chiamati tweet) su Twitter, un servizio di social networking e microblogging lanciato in America nel 2006 e affermatosi anche in Italia nel 2007, che nella denominazione presenta un chiaro riferimento alla forma verbale inglese to tweet, in italiano cinguettare, da cui il sostantivo tweet, cinguettio, riferimento volutamente rafforzato dall’icona del social. La piattaforma è una sorta di bacheca virtuale ove chiunque può lasciare un messaggio che non superi i 140 caratteri, arricchendo così quel diario aperto dei cinguettii che si costituisce di tweet in tweet!
Il neologismo twittare, attestato dal dizionario Treccani e dall’Accademia della Crusca, è un esempio di adattamento morfo-lessicale per cui del nome di marca americano “Twitter” si conserva soltanto il tema twitt-, cui si aggiunge la desinenza -are dei verbi italiani di prima coniugazione. Ed è così che l’esordiente creazione lessicale non tarda ad affermarsi, tant’è vero che il verbo twittare in breve tempo diventa uno dei termini più popolari e più utilizzati da politici e giornalisti, il più delle volte assidui “frequentatori” della piattaforma; basti pensare che nel 2009 – solo due anni dopo l’affermarsi del microblogging in Italia – si contavano 130 occorrenze nell’archivio di “Repubblica” (oggi se ne contano 375), mentre in quello del “Corriere della Sera” ne risultavano 60 (oggi 154).
Tuttavia, il fenomeno non rimane circoscritto soltanto al nostro Paese, ma si manifesta anche Oltralpe. In Francia, infatti, in occasione dell’ottava edizione del Festival du mot del 2012, l’equivalente twitter, inteso come verbo di primo gruppo terminante in -er, seduce a tal punto la giuria del concorso da essere scelto come mot de l’année (parola dell’anno). D’altra parte, il gruppo di esperti presieduto dal linguista Alain Rey, tenuto conto che la parola ‘vincitrice’ avrebbe dovuto riassumere lo spirito dell’epoca, attraverso tale scelta ha voluto valorizzare un nuovo modello di comunicazione che predilige brevità, rapidità e condivisione Un modello di comunicazione che rispecchia perfettamente la società attuale e che – ci piaccia o no! – è “alla guida” del processo evolutivo della lingua, così affascinante e indubbiamente connesso al continuo bisogno di ridefinire le nuove realtà.
* Dottorato di Ricerca in “Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche” – Università di Napoli “Parrhenope”
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