Anthropause, quando è l’essere umano ad andare in letargo
-È l’11 Marzo 2020, l’OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia da Covid-19 e da lì a poco molti paesi, seguendo l’esempio dell’Italia, entrano in lockdown. Ciò ha comportato un rallentamento, o addirittura un blocco in alcuni casi, di molte delle attività produttive dei vari Stati, i cui cittadini si sono ritrovati di punto in bianco bloccati nelle proprie abitazioni. Dopo poco, soprattutto nei paesi anglofoni, inizia a diffondersi il termine Great Pause per definire questo periodo di stallo, ma è con un articolo del 22 Giugno 2020 pubblicato sulla rivista Nature ecology & Evolution che un gruppo di ricercatori propone di sostituirlo con il termine anthropause, ripreso successivamente anche dal report “Words of an Unprecedented year” dell’Università di Oxford.
Il termine anthropause può essere definito una parola macedonia o blending, formato attraverso la crasi delle parole anthropos (uomo dal greco) e pause (pausa dall’inglese), i quali condividendo un fonema simile ad inizio e fine permettono quest’unione. A sua volta questo neologismo forma una coppia antonimica col termine Antropocene. Mentre quest’ultimo viene utilizzato per indicare l’epoca geologica attuale, nella quale tutti gli stravolgimenti climatici ed ambientali sono da additarsi all’uomo, la parola anthropause starebbe ad indicare il periodo di blocco delle principali attività dell’essere umano per fronteggiare la propagazione di questo nuovo virus. Da utilizzare rigorosamente con lettera minuscola dato che, come indicato dai ricercatori, non è da escludersi il ripresentarsi di una situazione simile in futuro, questo concetto include nel suo significato anche l’effetto benefico che il rallentare della macchina capitalistica ha avuto sull’ecosistema. Ed è proprio questo effetto che ricercatori, biologi e scienziati hanno cercato di studiare al fine di registrare l’impatto dell’uomo sull’ecosistema, richiedendo in alcuni casi (come per la City Nature Challenge, Wired 2020) anche l’aiuto dei cittadini.
Proprio in questo periodo infatti sono stati molti gli avvistamenti di animali in luoghi in cui prima non osavano neanche lontanamente mettere zampa. Tuttavia se ciò potrebbe far pensare ad una riconquista dell’ambiente da parte della natura, in realtà non sono mancati anche effetti negativi per flora e fauna. Tra i lati positivi è possibile annoverare la maggior presenza di KodKod (piccolo felino) in ambienti urbani e di lontre di fiume meridionale in Cile; l’aumento di uccelli ed animali marini in diverse parti del mondo conseguentemente alla diminuzione dell’inquinamento acustico, e l’incremento del numero di uova deposte in Florida da parte di una tipica specie di tartarughe marine, dovuto principalmente all’assenza della presenza umana su molte delle spiagge locali. Parallelamente, questa mancanza ha comportato non poche conseguenze negative per molte specie animali: molte iguane delle Bahamas, cibate precedentemente da turisti di passaggio, si sono ritrovate a vivere di stenti; se da un lato nelle Isole della Società un numero minore di turisti ha abbassato i livelli di inquinamento, dall’altro ciò ha dato la possibilità ai residenti di ricorrere maggiormente alla pesca causando danni alla barriera corallina (Science 2020).
Tuttavia nella lingua italiana non esiste ancora un termine per far riferimento a questo periodo più unico che raro. Piuttosto che ricorrere al solito anglicismo, in questo caso basterebbe eliminare dalla parola anthropause la consonante muta o fricativa glottidale sorda ed adottare il corrispettivo italiano di pause per ottenere una nuova parola italiana che avrebbe tutto il diritto di essere lemmatizzata nei dizionari contemporanei.
*Dottorato in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche – Università degli Studi di Napoli “Parthenope”
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