Capodrise, petizione per la Cappella di Sant’Antonio Abate

Capodrise, petizione per la Cappella di Sant’Antonio Abate

Claudio Sacco

-L’associazione Horus guidata dalla presidente Luisa Palazzo lancia una sfida. Restituire al patrimonio artistico e culturale di Capodrise e della provincia di Caserta la cappella di Sant’Antonio Abate. E’ proprio da una mostra che ha visto come curatrice la presidente Palazzo che è nato il sogno di restaurare la Cappella. Tutto è cominciato nel 2018 con la mostra Divina Bellezza che ha fatto da apripista a tante iniziative che hanno portato la Cappella anche ad essere inserita tra i luoghi del cuore Fai che si pone come obiettivo preservare le bellezze della nostra penisola.

Attualmente la Cappella versa in condizioni strutturali deficitari, gli affreschi hanno perso i loro colori e c’è bisogno di interventi anche di natura strutturale. L’associazione Horus, per dare forza al progetto di restauro ha promosso anche una petizione online per riuscire a recuperare una delle tante bellezze dimenticate che sono presenti sul nostro territorio.

Clicca qui per firmare la petizione. Ma perché è così importante la Cappella, qual è il suo valore storico artistico? Ecco una scheda tecnica realizzata dall’associazione Horus utile a capire l’importanza del monumento: L’architettura è tardo gotica, come si evince dalla copertura a volta e dalle piccole finestre strombate. Al centro del piccolo scrigno, una lapide con le effigie dei De Filippo, nel 1482, risultava già di proprietà della famiglia. Nel 1656, il paese, fu colpito dalla peste, molte persone furono sepolte nelle chiese campestri, il parroco De Filippo, vide sepoltura nella piccola chiesetta, patronato della sua famiglia.

Poi utilizzata come riunione degli eletti della università del feudo di Acerra, di cui Capodrise faceva parte parte. Nel 1955, venne definita oratorio pubblico. L’ uso era limitato alla festa del 17 gennaio, in occasione del santo patrono. Il terremoto dell’ 80 fu ulteriore causa di degrado strutturale. Solo dopo questo infausto episodio naturale, 80/84, si riuscì a provvedere per un mirato progetto di restauro,sia architettonico che dei dipinti.

Al restauro del manufatto, iniziato nel 1990, provvidero gli esperti: A. Benvenuto di Caserta, per le architetture e Giuseppe Maietta di Marcianise che intervenne sugli affreschi. Per la committenza e la fattura, i dipinti, sono databili ad un periodo che può comprendersi tra i secoli XIV e l’inizio del XVI .

Ce lo suggeriscono il ductus pittorico ed i colori dei tanti maestri frescanti, nonché la sovrapposizione di strati diversi “d’intonaco dipinto e da ultimo, le date presenti sulle immagini, le simbologie sottese ed i riferimenti artistici e tecniche d’esecuzione. Gli affreschi, pertanto, fanno parte di un ciclo pittorico nient’affatto omogeneo né unitario, sia sotto il profilo temporale che sotto quello della committenza. Essi, infatti, riproducono temi e soggetti cristiani completamente diversi tra loro, ovvero santi vari e momenti religiosi e/o scene tutte senza una logica unitaria .

Nella calotta absidale,l’affresco, frontale e maggiore, sono rappresentati, la Madonna in trono con il Figlio sulle ginocchia, tra i santi Giovanni Evangelista, a destra, e un barbuto sant’Antonio abate, a sinistra, mentre ai loro piedi, e non a caso, si notano le figure dei devoti committenti e una dicitura recitante della volontà manifestata per la fattura dell’opera e della loro devozione. A lato sinistro dell’ “arcone del catino”, sta frontalmente dipinta, una Madonna delle Grazie, seduta su di un ricco stallo, sotto la cui figura è presente la data 1512 ed il nome De Filippo.

Trattasi di un bella ed elegante Madonna con bambino, ammantata e con dei fiorellini, realizzati alla svelta, sulla veste. Di sapore squisitamente 400centesca, la Vergine verosimilmente sembra apparentarsi col san Giorgio di cui si dirà appresso. A lato destro dello stesso arcone, sempre frontalmente, si nota la faccia e l’aureola di un Sant’Antonio Abate, ma l’intera figura (saio e mantello) è andata praticamente perduta per una vasta caduta d’intonaco dipinto. Tra gli affreschi è notevole, sulla parete destra, anche un San Giorgio che uccide il drago.

Il santo, nelle vesti di soldato e fiero combattente, è seduto su di un cavallo bianco e mostra una splendida armatura di colore grigio. La presenza di questa figura di santo nella nostra area culturale di Terra di Lavoro, riesce davvero foriera di non pochi interrogativi e dunque, appare significativamente interessante.

Infatti, essa è senz’altro da ricollegare allo stile cortese dell’ inizio del Quattrocento, nel regno degli angioini, dove le influenze nordiche sono filtrate dalla cultura napoletana. Sicché la sua raffigurazione, ha qui ha un valore di simbolo di un “mondo raffinato cui, purtroppo, spesso corrispondeva un esteso disordine sociale nonché una politica miope ed a lungo permeata solo da intrighi di corte che, come risulta, caratterizzò quella temperie storica”. E, in definitiva, in questo tipo di raffigurazione, il ricco committente vuol manifestare il suo stato di nobiltà ed esibisce, perciò, l’appartenenza ad una classe privilegiata.

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Maria Beatrice Crisci
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Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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