Domenico Noviello, nel ricordo della figlia Mimma
Il 16 maggio 2008 Domenico Noviello venne ucciso per mano della camorra. Il ricordo nei figli rimane vivo e forte nel cuore. Dalla figlia Mimma riceviamo e pubblichiamo integralmente un pensiero alla vigilia dell’anniversario che Γ¨ testimonianza di quanto la famiglia sia stata segnata da quella tragedia. La storia di Domenico Noviello Γ¨ stata raccontata da Paolo Miggiano nel volume “L’altro Casalese”.
Β«La solitudine di mio padreΒ» di Mimma Noviello. Si avvicina il dodicesimo anniversario dellβassassinio di mio padre. Molto pensavo fosse alle mie spalle, eppure ancora una volta ho vissuto momenti che mai in vita mia avrei pensato accadessero. Mi riferisco certo a questo lunghissimo, estenuante e incredibile periodo di pandemia che noi tutti abbiamo subito sulla nostra pelle. Chi piΓΉ, chi in modo diverso, chi in maniera drammatica, perdendo per βstradaβ un proprio caro senza nemmeno poter salutare per l’ultima volta…
Questo periodo lunghissimo fatto di angoscia, solitudine mi ha riportato indietro nel tempo. Mi ha riportato nel 2001, il periodo della denuncia dellβestorsione, quando camminavo con mio padre per le strade di Caserta e lui era ansioso e si guardava intorno preoccupato. Quando si guardava le spalle perchΓ© si aspettava di tutto, non entrava nei bar, evitava i luoghi affollati perchΓ© si sentiva in pericolo.
Mi ha riportato alla mente quando a Castel Volturno tutti lo scansavano come un βlebbrosoβ, quando tutti si tenevano lontani ben piΓΉ di un metro.
Quanta solitudine avrΓ sentito, lo capisco solo oggi. Seppure il paragone Γ¨ improprio, la mente fa giri strani e questa epidemia mi ha portato a sentire la solitudine di mio padre, a provare l’impotenza che ha provato mio padre di fronte a una macchina criminale spietata e senza scrupoli.
Quante notti insonni, quante lacrime versate, quando pensavo di aver visto tutto: le lungaggini legali/burocratiche; Le ore trascorse nelle aule dei tribunali dove ho visto assassini con la maschera di innocenti, βautorevoli personaggi dellβantimafiaβ con la maschera dellβipocrisia (come faranno con queste restrizioni a indossare unβaltra maschera per proteggere le vie respiratorie dal contagio Covid19). Non dimentico il tentativo maldestro di boicottare il libro βLβaltro Casaleseβ, dedicato alla storia di mio padre e le sue censure; le scarcerazioni scellerate di persone che fuori hanno ucciso senza pietΓ ; l’impossibile che diventa realtΓ : i buoni chiusi dentro e i cattivi fuori.
Quando pensavo di avere patito il peggio, eccomi qui in ginocchio di fronte alla mia piΓΉ grande debolezza, la mia piΓΉ profonda e mai cicatrizzata ferita. Ho provato ciΓ² che ha provato mio padre, la solitudine e questo mi ha riportato alla mente la crudele veritΓ . Lβassassinio di un uomo semplicemente onesto, MIO PADRE, MIMMO NOVIELLO, per mano di βsempliciβ, ma feroci assassini.
Ed infine a pochi giorni dal dodicesimo anniversario della morte di mio padre, cosciente di non poter nemmeno raggiungere Castel Volturno luogo dove Γ¨ avvenuto lβeccidio, dove almeno una volta lβanno, anche se pochi e sempre gli stessi (come narrato nel libro Lβaltro casalese di Paolo Miggiano) ricordavamo il sacrificio del mio PapΓ . Ebbene, forse Γ¨ meglio cosi, anche se questβanno avrei potuto dare lβultimo abbraccio a un caro amico, un uomo vero, sempre presente e in prima linea contro la camorra. Si, Valerio Taglione (incontrato lβultima volta, quando ha voluto la presentazione del libro che racconta mio padre nella sua terra, lΓ¬ a casa don Diana) venuto a mancare lβotto maggio scorso, il giorno prima dellβanniversario dellβomicidio di Peppino Impastato nel 1978 e otto giorni prima del 16 maggio 2008 dellβomicidio del mio papΓ e nello stesso periodo di primavera quando nel 19 marzo 1994 venne a mancare don Peppino Diana. Ecco, la mia ferita non si rimarginerΓ , ma continuerΓ² a far si che ogni giorno sia primavera, per vedere germogliare nuovi gemme e non semplici alberi secchi. Che tristezza, il pensiero mi sale senza che la censura della razionalitΓ possa fare a tempo a zittirlo: se ne vanno sempre i buoni, i migliori
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