L’arte al femminile nel ‘700, Angelica Kauffmann a Carditello

L’arte al femminile nel ‘700, Angelica Kauffmann a Carditello

Luigi Fusco

– Nell’ambito degli studi di storia dell’arte, quando si tenta di individuare una figura femminile che si sia occupata di arti visive, l’attenzione, il più delle volte, cade su Artemisia Gentileschi e, soprattutto, sulla personale vicenda sentimentale legata, infine, allo stupro subito dal pittore Agostino Tassi. Certamente, per le donne, nelle epoche passate, non è stato semplice affermarsi nel campo delle arti, per quanto, con il passar dei secoli, determinate condizioni siano venute fortunatamente ad attenuarsi in favore di una giusta parità di genere. Ad esempio, già nel Settecento, in ambiente tedesco si affermò Angelica Kauffmann, la cui produzione pittorica risente fortemente dei mutamenti culturali e stilistici del suo tempo, influenzata, quindi, da istanze illuministe e neoclassiche.

In occasione del suo personale Grand Tour giunse a Napoli, per vivere il fermento culturale in atto presso la corte degli allora sovrani Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Austria, ma anche per vedere da vicino i primi ritrovamenti di Ercolano e Pompei, le due antiche città distrutte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Entrata a palazzo, Angelica divenne confidente della regina e poco dopo le vennero commissionati alcuni ritratti di famiglia. Fra questi, la grande tela raffigurante La famiglia di Ferdinando IV. L’opera, realizzata tra il 1782 e l’anno successivo, è oggi esposta presso il Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, mentre il suo bozzetto si trova al Museo Provinciale Campano di Capua. Proprio quest’ultimo venne eseguito dalla pittrice tedesca quando la famiglia reale era in soggiorno presso la Real Tenuta di Carditello. Il quadro venne, poi, approntato a Roma e consegnato, dopo, ai sovrani quando erano a Caserta.

La tela, dal taglio orizzontale, presenta i membri della dinastia ferdinandea. Raffigurati all’interno del suggestivo e rigoglioso paesaggio campano, sono, al contempo, privi di qualsiasi etichetta ufficiale. Il tono è, difatti, confidenziale e i personaggi sono stati resi in maniera naturalistica. L’elemento classicheggiante è messo in risalto dal grande vaso poggiato su di un voluminoso basamento. A rimarcare, infine, il felice rapporto che Ferdinando IV aveva con la vita agreste concorre la presenza dei levrieri: i suoi cani da caccia preferiti.

Attraverso poche pennellate, Angelica Kauffmann riuscì a sintetizzare le espressioni e l’animo dei reali, mettendo in luce la loro smisurata per la vita di campagna, sicuramente più semplice nella sua conduzione, magari lontana dalla dimensione cortigiana, dai suoi intrighi e dai suoi continui compromessi politici.

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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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