Santa Matrona Day, si fa festa a San Prisco ai piedi del Tifata

Santa Matrona Day, si fa festa a San Prisco ai piedi del Tifata

Luigi Fusco

-Come da tradizione, il 25 di gennaio è il giorno dei festeggiamenti in onore di Matrona, santa venerata, ormai da secoli, dall’intera cittadinanza di San Prisco, sia per motivi devozionali che per riconoscimenti identitari. Non a caso, è una santa unica nel suo genere, poiché la sua presenza è attestata esclusivamente nel Comune di San Prisco.

Premesso che il suo nome, Matrona, riporta al sostantivo femminile indicante la condizione di libertà e di appartenenza aristocratica della donna nell’antica Roma, è importante sottolineare che la santa era di nobili origini. Nella sua agiografia è, difatti, riportato che era una principessa lusitana vissuta nel V secolo. Affetta da fluxus ventris si era rivolta a numerosi medici, ma nessuno era riuscito a risanarla. Una notte, poi, le apparve in sonno Prisco, primo vescovo di Capua antica, che le indicò dove si trovavano i suoi resti mortali, chiedendole di rinvenirli così da dare una degna sepoltura.

Guidata da un angelo, intraprese il suo lungo viaggio e giunta a Capua si diresse nei pressi di quella che un tempo era nota come via aquaria, rispondente oggi all’area dove sorge la principale chiesa di San Prisco. Lì vi trovò il cimiterium dove era stato sotterrato il corpo del presule capuano e una volta venuti alla luce i suoi resti la giovane principessa li strinse a sé guarendo del tutto dal male che l’affliggeva da tempo. In virtù della grazia ricevuta, Matrona decise di far costruire in loco un edificio sacro, in modo da far disporre al suo interno le prodigiose reliquie di Prisco.

Sempre secondo la leggenda, Matrona condusse il resto della sua vita nei pressi di questa chiesa, onorata come santa e invocata come protettrice contro le epidemie intestinali e il colera. Dopo la sua morte, i resti vennero deposti nella medesima basilica. Il loro ritrovamento avvenne, invece, grazie all’invenzione di Prisco II, giunto in Campania, insieme ad altri 11 presuli, per scappare dalle persecuzioni contro i cristiani perpetrate dai vandali di Genserico. Lì dove sorgeva la sepoltura della principessa portoghese, vi venne, in seguito, eretto un sacello, corredato di splendidi mosaici paleocristiani raffiguranti i santi patroni della chiesa di Roma e di quella di Capua, di cui oggi restano soltanto alcuni elementi compositivi, in quanto il resto della decorazione venne abbattuta nel Settecento durante i lavori di ristrutturazione e di ampliamento della chiesa di San Prisco.

Oltre la storia e i racconti agiografici, la festività di Santa Matrona è, tuttora, tra gli eventi sacri più importanti che si celebrano ai piedi del Tifata. Non solo riti e preghiere, ma c’è anche tanta tradizione gastronomica e manifatturiera: dalla preparazione delle mele zuccherate alle “cucchiarelle” di legno, tutti prodotti cari alla dimensione agricola e manufatturiera del posto. Al dies natalis di Matrona è, inoltre, associato un antico detto che recita così: A Santa Matrona a jurnata s’allonga e n’ora.

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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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