Una parola al mese. Queerbaiting: rappresentazioni di facciata

Una parola al mese. Queerbaiting: rappresentazioni di facciata

Raffaele Pizzo*

-Che si tratti di serie TV, film, o altri prodotti di intrattenimento, è possibile che la maggior parte degli spettatori abbia assistito al fenomeno del Queerbaiting senza esserne a conoscenza. L’accezione contemporanea del termine Queerbaiting collega questo fenomeno all’adescamento di spettatori facenti parti della comunità LGBTQ+, sostenitori di quest’ultima, o anche semplicemente interessati alla tematica, tramite l’allusione a possibili trame, scene, o personaggi LGBTQ+ senza tuttavia rappresentarli concretamente nel prodotto finale (Teamworld 2022). Alcuni esempi di serie TV accusate dagli spettatori di aver prodotto Queerbaiting per il modo in cui hanno rappresentato relazioni tra personaggi dello stesso sesso sono: “Once Upon a Time”, “Doctor Who”, e “Stranger Things”. Tra i film, invece, è possibile menzionare “Black Panther”, “Animali Fantastici – I crimini di Grindelwals”, ed il film di animazione “Luca” (The Password 2018). Ciò nonostante, la crescente attenzione mediatica su tematiche LGBQT+, la maggior importanza data alla rappresentazione audiovisiva, o anche semplicemente il cercare di essere politicamente corretti per non subire la cosiddetta cultura della cancellazione, volendo essere cinici, hanno portato alla realizzazione di una maggior quantità di film apertamente queer. La rivisitazione della celebre serie TV “Queer as folk”, le tre stagioni di “Pose”, ed il film “Bros” sono annoverabili come esempi positivi di rappresentazioni LGBTQ+ degli ultimi anni.

Sebbene il Queerbaiting intacchi principalmente la sfera delle rappresentazioni audiovisive, l’influenza di questo fenomeno in campo economico non è da sottovalutare. Ciò si manifesta maggiormente nell’appena trascorso giugno, mese del pride. Celebrato a partire dai moti di Stonewall del 1969, momenti di protesta e liberazione per la comunità LGBTQ+ americana, questo mese celebra la lotta per i diritti, la cultura, e l’orgoglio della (o delle, in base alla prospettiva ideologica che si decide di adottare) comunità LGBTQ+ (Stonewall). È proprio ed unicamente in questo mese che molte compagnie decidono di mostrarsi parte attiva in questa lotta per i diritti attraverso strategie di marketing finalizzate ad attirare i cosiddetti soldi rosa, il potere d’acquisto della comunità LGBTQ+ (Economy-pedia). Che sia quindi sul piccolo o grande schermo, per scopi pubblicitari o di intrattenimento, il fenomeno del Queerbaiting è da intendersi come una vera e propria tecnica di marketing di facciata che produce rappresentazioni queer unicamente a scopi economici. Da ciò è possibile dedurre l’importanza qualitativa e non quantitativa delle recenti rappresentazioni audiovisive.

Da un punto di vista lessicologico, il termine Queerbaiting nasce su modello del termine Race-baiting. Mentre quest’ultimo fa riferimento all’odio razziale, le prime attestazioni di Queerbaiting negli anni ’50 collegano il termine a pratiche di odio dirette verso comunità LGBTQ+. Tuttavia, attraverso il suo impiego online e soprattutto nei fandom, il termine ha acquisito il significato che ha oggi a partire dagli anni ’10 del nuovo millennio. Da una prospettiva lessicografica il termine non è attestato dai dizionari online di lingua inglese Merriam-Webster, Collins, Macmillan, mentre è presente in Dictionary ed Urban Dictionary. Dal loro canto, i dizionari online di lingua italiana Treccani e il Nuovo De Mauro non attestano Queerbaiting come lemma. L’equivalente traduttivo italiano più vicino al termine inglese potrebbe essere “esca queer”, tuttavia, data la rilevanza che il termine queer ha avuto nella storia della comunità LGBTQ+ di lingua inglese e che continua ad avere attraverso la sua rivendicazione, prendere in prestito l’intero anglicismo potrebbe rappresentare la scelta più giusta per esprimere al meglio il concetto da un punto di vista culturale.

*Dottorato in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche – Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

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Maria Giovanna Petrillo
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Magi Petrillo alias Maria Giovanna Petrillo è professore Associato in Letteratura Francese e giornalista pubblicista. Incardinata presso il Dipartimento di Studi Economici e Giuridici dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Insegna “Abilità Linguistiche in Lingua Francese” e “Civiltà Francofone. Dal 2021 coordina il Collegio Docenti del Dottorato di ricerca in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche. Formatrice CLIL/EMILE. I suoi campi di ricerca riguardano la letteratura francese e francofona dal XIX secolo all’estremo contemporaneo; alcuni lavori indagano la polarità tra giornalismo, cinema e letteratura.

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