Steampunk, la moda della tecnologia retrò va a tutto vapore

Steampunk, la moda della tecnologia retrò va a tutto vapore

Angelo Riccioni *

Per gli uomini dell’Ottocento anche la moda doveva inchinarsi al fulgore di epoche remote: il loro amore per il passato era così pronunciato che indossavano antichi cammei appena rinvenuti negli scavi romani e per sentirsi più vicini al tempo dei loro antenati, non esitavano a rompere gli orologi smaltati del XVIII secolo alla ricerca di meccanismi da tramutare in gioielli, facendone delle eleganti spille o delle collane dall’aspetto metallico. A giudicare dalla moda steampunk, noi contemporanei non siamo da meno: chi non ha intravisto a qualche evento in maschera, o tra la folla di talune esibizioni rock, la figura di un uomo in abiti vittoriani adorno di un cangiante assortimento di chiavi e ruote dentate? È la moda steampunk, un’estetica che attraversa letteratura, fumetto e giochi di ruolo, proponendo storie nate dalla sovrapposizione di passato e presente, inferni tecnologici e derive romantiche; agli amanti del lungo XIX secolo si propone quindi un pretesto per indulgere nella tentazione di riconoscersi, attraverso il riflesso distorto dei macchinari partoriti dalla fantasia di Verne e di Asimov, nelle avventure di coraggiose istitutrici in crinolina e di straziati orfani dickensiani chiamati a salvare le sorti dell’Impero Britannico.   

Il termine, steampunk, già reca in sé l’elemento che in maniera infallibile veicola le disturbanti atmosfere dell’età vittoriana, quel “vapore” (steam) che sullo scorcio del secolo si liberava in quantità industriali dai mezzi di locomozione che hanno segnato la geografia dell’Europa: i treni. Tutti, infatti, viaggiano in treno nei romanzi più celebri dell’Ottocento, dai gialli di Sherlock Holmes alle opere di Dickens; è a tali testi che si rivolgono spesso gli autori steampunk per l’elaborazione delle loro trame, giungendo talvolta a rapirne gli affascinanti protagonisti per imbastire narrazioni composite in cui Dorian Gray, Van Helsing e Jane Eyre uniscono il loro ingegno al fine di combattere forze oscure sorte a minacciare il regno di Sua Maestà la regina.

Un immaginario nato, tuttavia, nella seconda metà del Novecento non poteva appropriarsi di tali archetipi, di tale suggestioni senza inocularvi delle inquietudini tutte proprie: ecco dunque che sotto l’onda di quell’amore per la fantascienza che ha decretato il successo di pellicole come 2001: Odissea nello spazio e la saga di Star Wars lo steampunk mescola ai corpetti delle donne vittoriane bizzarri bracci meccanici, inserendo nell’anatomia dei gentiluomini in tuba protesi sottratte a delicati automi. Tali personaggi sfogliano libri del tutto simili a tablet, sulla cui superficie di carta le illustrazioni e i testi si animano e prendono vita, viaggiano su dirigibili che permettono gli stessi spostamenti di voli low cost e i loro orologi da taschino sembrano aver compiuto un balzo temporale così ampio che con facilità si riconosce nella loro superficie incorniciata d’argento e popolata di ologrammi lo schermo familiare di uno smartphone. Risulta evidente infatti come queste storie, incentrate spesso sul conflitto tra macchine e umani, tra eroi votati alla difesa di un’epoca destinata a scomparire con l’avvento del primo conflitto mondiale e crudeli antagonisti che sembrano anticipare le figure dittatoriali più efferate del XX secolo, altro non rispecchino che tensioni squisitamente attuali, alle quali gli autori hanno donato la veste retrò di drammi ambientati in metropoli ottocentesche. Ne deriva un ibrido di passato e presente, sottogonne e cappotti stile Matrix, pulegge e pixel al quale è difficile affibbiare un’etichetta precisa; a meno di non usare un termine che nella sua struttura binaria, atta ad esprimere l’eversione propugnata da una storica cultura giovanile (punk) e l’evocazione di un’epoca per noi remota (steam), da anni viene adoperato per trasmettere quell’inconfondibile baluginare di ruote dentate sul fondo scuro di un giubbotto che è l’emblema sensoriale del mondo steampunk.  

*Dottorato di Ricerca in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

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Maria Beatrice Crisci
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Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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